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Riflettiamo (non di corsa) sul Walkstorming

  

IDEE A SPASSO

La “nuova” frontiera del brainstorming è il walkstorming, lo sviluppare cioè progetti e idee mentre si cammina.

Storia, poesia, cultura pop e scienza dicono che una passeggiata può contribuire a schiarire le idee ed essere fondamentale per risolvere un problema. Ma può farlo anche una corsetta? Onestamente non ne sono così sicuro.

Qui sotto ti spiego il perché.

pensare-camminare-walkstorming


MUMBLE MUMBLE

Partiamo dalla premessa che un post camminando l’ho già fatto (vai a In cammino verso domani, M'illumino di meno e la Luna) e che in questo momento sono bellamente seduto alla scrivania. Prima però ero in piedi e stavo deambulando per casa.

Avevo appena scovato su LinkedIn un breve articoletto su questa nuova tendenza da startup di abbandonare i vecchi brainstorming in sala riunioni in favore di passeggiate costruttive e si era accesa una lampadina. Così mi ero messo in moto. Letteralmente.

Mumble mumble. Camminavo riflettendo sulla banalità del walkstorming, esattamente come avrebbe potuto fare il protagonista di un fumetto. Avanti e indietro, scavando lentamente un solco con i miei innumerevoli passaggi.

mumble-mumble-walkstorming

Poi rallentai. Le idee si accavallavano una sull’altra come onde in una mareggiata, tanto da rischiare di annegarci. Avevo bisogno di più spazio, aria, luce e natura.

Ecco quindi venirmi in mente Petrarca e il suo “Solo et pensoso i più deserti campi/ vo mesurando a passi tardi et lenti”. Poi il Sandwalk attorno alla casa di Charles Darwin dove il naturalista soleva passeggiare mentre strutturava una certa teoria dell’evoluzione. E cosa dire dei pellegrinaggi? Non sono forse pensieri in cammino?

Facciamo ancora un piccolo passo in avanti. Rendendo meno solitario questo itinere, il moderno walkstorming può essere paragonato al camminare insegnando di Aristotele. E i suoi allievi erano proprio i peripatetici, termine che deriva dal verbo “passeggiare”. 

Scuola-atene-peripatetici


LA SCIENZA DEL WALKSTORMING

Dopo tutti questi esempi abbiamo capito che il walkstorming non è un’idea così nuova o balzana. Ma vediamo se, grazie alla scienza e alle ultime ricerche, riusciamo a saperne qualcosa in più.

Potrei per esempio dire che stimoli esterni in lento scorrimento sicuramente aiutano collegamenti e nuove idee, prendendo spunto inconsciamente da quanto si vede, sente, calpesta o annusa. Il lontano rumore del passaggio a livello quasi dimenticato può attivare ricordi sopiti, l’architettura di quella casa forse regalare linee di pensiero tutte nuove oppure il profumo della foresta attorno a noi contribuire a regolare il flusso di idee.

La lenta evoluzione del mondo donata dal passeggiare, poi, rende tutto meno statico e più fluido per aprire mille nuovi capitoli quando si vuole.

camminare-pensare

A proposito di movimento, sembrerà una banalità ma il sangue circola maggiormente e aumenta l’ossigenazione al cervello. Infatti camminare è un toccasana per tutto il corpo e non impone sforzi tali da affaticare, annebbiare o prostrare. Così il fabbisogno di energia per le elucubrazioni non viene distratto per dare la priorità ai muscoli.

Veniamo ora alle 5 regole del walkstorming sintetizzate dai ricercatori dell’Università di Stanford:

    • Per prima cosa seleziona IL problema o L’argomento. Meglio limitarsi a risolvere una cosa per volta.
    • Cammina alla giusta velocità e non puntare all’aspetto fisico del walkstorming. Niente corsa, quindi. Poi vedremo meglio perché e come può forse rientrare nel discorso.    
    • Più idee trovi, meglio è. Non ti fermare al primo pensiero, ma lascia corr…camminare la mente.
    • Registra, non scrivere. Niente panico da “cosa stavo pensando?” e formalizzerai in linguaggi aulici più tardi.
    • Non farlo per sempre ed evita di forzarti. Se l’idea non viene, c’è poco da fare. Torna a casa e riprova un’altra volta.

idea

 

CORRERE SENZA PENSIERI

Arriviamo ora alla corsa. Personalmente a me non sono mai venute grandi idee quando muovo velocemente le gambe. Anzi, spesso mi trovo a constatare di non pensare proprio a bel niente, di scappare dai problemi.

È probabile che sia una questione di sensazioni, ma anche fisiologica. Mentre si corre l’organismo taglia i ragionamenti superflui, “instupidendo” il podista.

Significa che chi corre non riflette? Assolutamente no, ma spesso questo sport serve per buttare fuori ed estraniarsi, concentrando tutti i ragionamenti nel tempo di recupero. Non sai dopo quante ripetute sono stati detti pensieri profondi, insospettabili per un atleta barcollante e con il fiatone.

correre-pensare

Quindi mentre si corre è mooolto difficile stare dietro ai pensieri o crearne di nuovi, con il rischio anche di diventare nervosi o preda dell’ansia a causa dell’impossibilità di far quadrare tutti i pezzi di un puzzle. Meglio lasciare a casa quel rompicapo e decidere di scappare da esso.

E qua ci sta la mia personale crociata contro tutti quei runner dotati di cuffiette, forse spaventati dal rumore del proprio respiro, cuore o encefalogramma piatto (spero sia chiaro che non è un insulto ma un augurio). Diranno ovviamente che quella canzone li fa andare più veloce, gli dà il ritmo o che è l’unico momento per ascoltare quel podcast. Bah, secondo me è solo un sistema per affaticare il cervello. Ogni tanto bisogna fare del digiuno intellettuale, godendoselo appieno staccandosi da tutto.

Se si vuole pensare, insomma, bisogna andare piano e la velocità è controproducente. State pur certi che alla fine di un walkstorming, quando avrete raggiunto l’illuminazione, tornerete a casa di corsa per mettere in pratica il colpo di genio o per dirlo a qualcuno. 

 

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