mercoledì 30 marzo 2016

Domenica a Fermignano il 52° Palio della Rana


TI PREGO, NON SALTARE ... Questa è la supplica che, la prima domenica dopo Pasqua, gli scariolanti in corsa a Fermignano (PU) rivolgono a chi devono portare nella carriola fino al traguardo. 
Sopra al mezzo spinto a tutta velocità, si trova infatti quella rana che potrebbe spiccare un bel balzo senza alcun preavviso.
Senza preoccuparsi dell'immediata frenata del contradaiolo per riprenderla o dello storico Palio della Rana di Fermignano di cui fa parte.

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ERA IL 28 SETTEMBRE 1607 e Francesco Maria II Della Rovere (15° Conte di Montefeltro e ultimo Duca di Urbino), esasperato dalle continue istanze del Castello di Fermignano, decise di dargli l'indipendenza comunale che tanto desiderava.
L'ormai popoloso centro marchigiano si separava così dal Municipio d'Urbino, vedendosi riconosciuto un proprio Consiglio Municipale composto da 24 consiglieri (10 del Castello e gli altri dalle Ville circostanti) e convocato per deliberazione di tre uomini di fiducia del Duca Francesco Maria II.
E Fermignano festeggia, celebrando l'evento la prima domenica dopo Pasqua (Domenica in Albis) del 1608 con festeggiamenti popolari consistenti in corse coi sacchi, rottura delle pignatte, albero della cuccagna, corsa delle rane in carriola, ecc. 
La tradizione continuò per lungo periodo finché, piano piano, cade nell'oblio. Ma nel 1966 la Pro Loco di Fermignano torna a far rivivere i festeggiamenti cittadini seicenteschi, ripristinando solo la gara ritenuta più originale.
Quella corsa (oggi Palio) delle rane in carriola

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mercoledì 23 marzo 2016

Inno al Gioia di Scicli

"PROCESSIONE" DI PASQUA Ti avviso subito. Questo post sulla Pasqua di Scicli (RG) sarà diverso dai soliti presenti su Folle di corsa, privo dei consueti capitoletti e basato sul testo di una canzone di Vinicio Capossela. 
Strofa per strofa, ritornello per ritornello, ci addentreremo sempre di più nella seguitissima e movimentata Festa dell'Uomo Vivo, di quel settecentesco Cristo Risorto definito affettuosamente il Gioia portato a spalla per la città. 
Giravolte, corse, scatti, sbandate, sbilanciamenti della Statua tra la folla sono infatti proprio il segno di quella gioia (anzi, di quel Gioia) ritrovata. 

E mentre leggi, ti consiglio di entrare nel clima della Pasqua di Scicli ascoltando L'Uomo Vivo (Inno al Gioia) di Vinicio Capossela che trovi qua sotto.


Ha lasciato il calvario e il sudario 
Ha lasciato la croce e la pena 
Si è levato il sonno di dosso e adesso per sempre per sempre è con noi 
Dopo la contrizione della Quaresima e il dolore liturgico per gli avvenimenti dei due giorni passati, la Festa dell'Uomo Vivo rappresenta il trionfo di Cristo sulla morte. A Scicli, da secoli, questa vittoria si trasforma immediatamente in pura gioia, orgoglio e attaccamento.

Scicli-Gioia-pasqua-capossela

Se il Padre eterno l'aveva abbandonato 
Ora i paesani se l'hanno accompagnato 
Che grande festa poterselo abbracciare 
Che grande festa portarselo a mangiare 
E' proprio così. Portatori e paesani dimostrano la loro incontenibile gioia portando in giro per Scicli la statua del Risorto sollevandola, inclinandola, facendola saltellare, correre, roteare. Dalla mattina fino a dopo mezzanotte, con solo una pausa di poche ore nel primo pomeriggio.


Ha raggi sulla schiena irradia gio-gio-ia
Le dita tese indicano gio-gio-ia
Esplodono le mani per la gio-gio-ia
Si butta in braccio a tutti per la gio-gio-ia
La statua portata in trionfo da Scicli al grido esultante di Gioia, gioia, gioia risale agli ultimi anni del XVIII secolo, nell'epoca in cui la Festa andava stabilizzandosi e definendosi nei suoi aspetti principali (per un'accurata analisi storica della Pasqua nella città ragusana fatta dal blog Catholicaforma, clicca qui).
Custodita durante l'anno nella chiesa di Santa Maria La Nova, la statua lignea rappresenta il Cristo nelle sembianze di un giovane, dal corpo armonioso. In testa una patena e alle spalle i raggi del sole nascente.
La mano destra alzata è benedicente, mentre la sinistra regge un vessillo azzurro simboleggiante la resurrezione.

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mercoledì 16 marzo 2016

Il Post di San Patrizio


17 MARZO Per differenti motivi, Irlanda e Italia hanno entrambe a cuore la data del 17 marzo. E questo curioso gemellaggio tra nazioni non finisce qui, legandosi anche al Pozzo di San Patrizio.
Ma Folle di corsa cosa c'entra in tutto questo? 
Lo capirai dopo aver corso sempre più giù tra lettere, parole, righe e paragrafi.  
Là, in fondo al post di San Patrizio, troverai come premio 3 idee di corse, 3 progetti estratti da quell'inesauribile Pozzo di San Patrizio rappresentato dalla nostra storia, cultura e tradizione.

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IRLANDA E ITALIA 17 marzo significa San Patrizio e San Patrizio significa Irlanda.
Nel giorno dell'anno dedicato al suo patrono, la nazione del trifoglio si ferma e si tinge di verde, aspettando le consuete parate cittadine. Nello stesso momento, fuori dall'isola, il Saint Patrick's Day (o Paddy's Day) è paradossalmente quasi più sentito che in patria: Montréal, New York, Chicago (dove il fiume diventa verde) e Boston sono solo i più famosi pezzi d'Irlanda oltreoceano.

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In Italia, invece, il 17 marzo è la Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera. Un nome tanto complicato per ricordare solennemente la proclamazione ufficiale della nascita del Regno d'Italia fatta da Vittorio Emanuele II a Torino il 17 marzo 1861.  

POZZO DI SAN PATRIZIO Bandiera simile, importanza del 17 marzo e, a collegare ancora Irlanda e Italia, il Pozzo di San Patrizio. 
Attestata sin dal medioevo, la leggenda irlandese è legata ad una profonda caverna posta su un isolotto del Lough Derg (lago al confine con l'Irlanda del Nord). 

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L'antro, secondo la tradizione, fu indicato da Cristo a San Patrizio, solito ritirarsi in preghiera nell'isola, affinché potesse mostrare le pene dell'Inferno ai fedeli più increduli. Chi avesse percorso la grotta fino in fondo, superando innumerevoli insidie e prove infinite, avrebbe ottenuto la remissione dei peccati e l'accesso diretto al Paradiso.
E ad essere travagliato non era solo il percorso, ma anche la storia stessa della caverna. Meta di pellegrinaggio fino al 1497, chiusa da papa Alessandro VI Borgia,  riaperta poco dopo, richiusa nel 1632 per conto del governo irlandese, tornata in auge sotto Giacomo II, fu sigillata definitivamente nel 1780.
Il vero Pozzo di San Patrizio è quindi un luogo nato per mettere alla prova, un pozzo dotato di fondo solo per pochi fortunati. 
Il detto del pozzo senza fondo invece, colmo di inesauribili ricchezze, deve la sua creazione (almeno in parte) ad un'opera italiana. 

martedì 8 marzo 2016

Tulipani in corsa a Castiglione del Lago


UN PALIO PETALOSO Folle di corsa dà il benvenuto alla parola del momento a modo suo, scrivendo del Palio e della Festa del Tulipano che andranno in scena tra un mese a Castiglione del Lago (PG). 
Manifestazione e corsa umbre, infatti, sono talmente ricolme di petali da rispecchiare pienamente quell'aggettivo che ormai ha conquistato tutti (clicca qui per leggere la storia di petaloso).  


 50 ANNI In programma dal 6 al 10 aprile, quest'anno la Festa del Tulipano compie mezzo secolo di vita.
Nel 1956, infatti, furono alcune famiglie olandesi impegnate nella coltivazione dei bulbi sulle rive del Lago Trasimeno a portare in paese l'usanza di festeggiare l'arrivo della primavera addobbando finestre, balconi e piccoli carri con il primo fiore, ancora troppo corto per essere venduto. 
Ora, sebbene gran parte del terreno agricolo riservato ai tulipani sia stato destinato ad altre colture, l'Associazione Turistica Pro Castiglione ha fatto sua la manifestazione allargando lo sguardo al Rinascimento della seconda metà del Cinquecento, nell'epoca cioè in cui il marchesato di Castiglione del Lago dettava le regole dell'eleganza in tutto il territorio perugino.

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TULIPANI OVUNQUE Ma il vero Re della Festa è il tulipano. 
Si può dire che, in questi giorni di inizio primavera, solo l'imponente e seguitissimo Corteo storico Rinascimentale riesce ad oscurare per qualche momento il fiore per eccellenza di Castiglione del Lago.
Le contrade cittadine, le Taverne e soprattutto i carri allegorici sono infatti composti da migliaia di petali di tulipano dalle fantastiche e stupefacenti coreografie. 
E con queste premesse, la Corsa non poteva essere altro che petalosa

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martedì 1 marzo 2016

Gli scalini di Amalfi e le Corse di Sant'Andrea


STAIRWAY TO HEAVEN Lo so, accostare la canzone dei Led Zeppelin alle annuali Corse di Sant'Andrea sugli scalini del Duomo di Amalfi (SA) forse è troppo. 
Ma rende bene l'idea.
Quell'idea di una scala sacra, di un momento santo, di un evento magico e di un paradiso amalfitano fatto di storia, natura, cultura e tradizioni. 
Tutto, come per Stairway to Heaven (per sentirla mentre leggi, clicca qui), amalgamato in una splendida canzone di scalini e paradiso che Folle di corsa non poteva non ascoltare.



AMALFI E SANT'ANDREA E ora ripassiamo un po' la storia di Amalfi attraverso il suo Patrono e protagonista della nostra Corsa, Sant'Andrea. 
Primo tra gli apostoli ad essere chiamato da Gesù, il martire della Croce a X entrò nel cuore della città nel Duecento, quando l'apice della potenza politica e commerciale della Repubblica Marinara era ormai passato da qualche generazione. Ora Amalfi era in mano ai Normanni e trovava in Genova, Pisa e Venezia forti concorrenti in quel Mar Mediterraneo orientale e in quelle coste meridionali dell'Italia che fino a due-tre secoli prima poteva definire sue.

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Se il gioco, quindi, si era fatto molto più difficile, Amalfi continuava comunque a giocare un ruolo di tutto rispetto. Basti pensare infatti che, poco tempo dopo, i navigatori campani furono i primi ad usare in Europa la bussola ...
Così, quando i Veneziani dirottarono nel 1202 la Quarta Crociata su Costantinopoli e l'Impero Bizantino, Amalfi sfruttò la sua influenza per avere le spoglie di Sant'Andrea da secoli venerate nella città sul Bosforo appena conquistata.
L'8 maggio 1208 il Duomo di Amalfi accolse solennemente il corpo del Santo.

amalfi

LA PROCESSIONE In breve il santo apostolo divenne il protettore di quella città da sempre proiettata verso il mare. 
A dirla tutta, Sant'Andrea è talmente importante ad Amalfi da avere ben tre feste: 30 novembre (ricorrenza definita dal calendario), 8 maggio (arrivo da Costantinopoli) e 27 giugno.
Nella prima e nell'ultima data, il pesante busto d'argento del Patrono esce dal Duomo nel quale è conservato, diviene il protagonista della solenne processione per la città, benedice il mare e, infine, corre sulle scale. 
Processione e benedizione del mare sono riti plurisecolare, storicamente attestati almeno dal 1704.
Per le Corse, invece, si dovrà attendere fino alla metà del XX secolo. 

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